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Intervista a Lorenzo Bosisio

  • Immagine del redattore: Admin
    Admin
  • 5 giu 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Ciao Lorenzo, benvenuto. Direi di iniziare con la più classica delle domande: chi sei e cosa fai?

Ciao e grazie. Per lavoro sono un ingegnere delle telecomunicazioni, ma nella vita sono un padre e marito, un praticante di arti marziali, un appassionato lettore e un aspirante scrittore. Dico aspirante perché negli ultimi anni il desiderio di trasformare la mia passione per la scrittura in un lavoro è sempre più forte. Non è affatto semplice, anzi è molto difficile, ma ci sto lavorando.

Il fantasy è il tuo genere. Non sei alla prima esperienza letteraria. Perché scrivi fantasy?

I motivi principali sono due, uno di natura storica e uno più filosofico. Scrivo fantasy perché da sempre è il genere che mi piace di più leggere. Fin da ragazzo sono cresciuto con i classici del fantasy moderno e ho arricchito la mia passione con lunghe esperienze nei giochi di ruolo. C'è però un altro motivo, che è nato e si è rafforzato da quando scrivo in modo più serio e continuativo: il fantasy è un potente strumento di comunicazione. Non è un caso se le fiabe sono fantasy. L'utilizzo di elementi fantastici e della metafora permette allo scrittore di trattare temi complessi e difficili in modo approfondito, senza però doversi scontrare con la durezza della realtà.

A chi è rivolto il tuo libro e di cosa parla?

Il mio libro è rivolto soprattutto ai giovani, ma porta un messaggio che è valido anche per gli adulti. E' una storia che parla di coraggio e speranza, di scelta e di responsabilità.

Quanto è difficile arrivare ai giovani lettori?

Faccio fatica a rispondere a questa domanda, perché è il primo romanzo che scrivo per quel pubblico. Le esperienze che ho con i teenagers, grazie anche all'insegnamento delle arti marziali, mi suggeriscono che sono più chiusi di come eravamo noi alla loro età, ma anche più smaliziati. Di conseguenza, più difficili da raggiungere e, una volta raggiunti, più difficili da convincere. Sono una sfida, che affronto con entusiasmo.

Titolo, copertina, illustrazioni, questo libro racchiude tante cose. Quanto è stato difficile dosare e avere tutti i dettagli?

Nella mia prima idea, Oltrebosco avrebbe dovuto avere anche altri elementi più multimediali, diciamo, poi scartati per la presenza di limiti tecnologici. Quindi diciamo che avrei voluto fosse ancora più complesso di come è. Detto questo, la parte difficile per me non è stata preparare e dosare i dettagli, quanto accettare che la mia visione potesse non essere la migliore e seguire i consigli di chi è più esperto di me.

Oltrebosco come è nato?

E' nato dalla collisione di due idee, una riguardante il tema del romanzo e la seconda riguardante la struttura, cioè lo sviluppo di due trame separate che man mano si intrecciano e convergono a un finale comune.

Che progetti hai per questo libro?

Ho grandi aspettative su Oltrebosco, vorrei che fosse letto da molti ragazzi perché credo che porti un messaggio di speranza di cui hanno bisogno. Lo vorrei portare nelle scuole, vorrei potermi confrontare con i giovani e discutere dei temi di cui parlo.

Grazie Lorenzo, per aver creduto in noi e aver voluto pubblicare il tuo libro con noi.

Grazie a voi, per aver sostenuto questo progetto fin dall'inizio.

 
 
 

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