Due chiacchiere con Mastrobaldo


  1. Ciao Daniele, prima di tutto benvenuto in La Strada per Babilonia. Iniziamo a rompere un po’ il ghiaccio. Daniele e Mastrobaldo: chi sono? Prima di rispondere ci tengo a ringraziare la mia editrice Alessandra, per avermi accolto nella sua “Babilonia”.

Daniele è un ragazzo (ormai uomo) che non ha mai smesso di credere nella fantasia e nei sogni; si stupisce ancora per tutte quelle cose che di regola appartengono all'età della spensieratezza e che agli occhi di molti possono apparire un po' fuori dal comune e dalla realtà. Un prato fiorito, una giornata di pioggia, l'odore del sottobosco in autunno, l'attesa del Natale, il profumo del legno e delle pagine dei libri appena acquistati. Ed è proprio qui che entra in scena Mastrobaldo, colui che trasforma questo stupore in realtà.

  1. Possiamo dire che Mastrobaldo è l’altra parte di te? Mastrobaldo è una parte di me, probabilmente quella più legata alla mia infanzia e a quel bambino dal caschetto biondo che se ne stava spesso un po' in disparte a sognare. Non è né una maschera, né un costume di carnevale.

  2. Sei un artista a tutto tondo, la musica, la danza, le illustrazioni, le parole. Ogni forma diarte per parlare agli altri, per far arrivare emozioni... qual è stato il tuo primo passo verso l’arte? Il mio primo approccio con l'arte è avvenuto proprio grazie ad un passo; quel piccolo primo passo di danza nella scuola del paese a sei anni. Ma già da quando disegnai a 4 anni quel re che scalava la torre per arrivare alla luna, capii che per comunicare non mi dovevo limitare solo all'uso della parola. Così, passo dopo passo, colore dopo colore, parola dopo parola, il mondo che popolava la mia fantasia si è fatto sempre più reale.

  3. Essere artisti, in un momento come questo, cosa significa? Non so se definirmi un artista, o più un artigiano, ma so di certo che vivere di sogni e continuare a credere nella fantasia mi ha da sempre fatto superare i momenti più difficili della vita. Soprattutto in un momento come questo, mi ha fatto crescere la consapevolezza che anche se possiamo sentirci limitati nel corpo, la nostra mente è libera di viaggiare in questo e in altri mille mondi. Questo è anche il messaggio di Mastrobaldo.

  4. Quanto è difficile entrare in empatica con un autore che ti chiede di illustrargli il proprio libro? Credo che l'empatia con l'autore debba essere fondamentale per la realizzazione di un buon lavoro; in caso contrario si tratterebbe di puro lavoro meccanico, senza cuore e sentimento. Accanto a questa empatia ha altrettanta importanza per me anche quella che si va a creare con i protagonisti della storia.



  1. Quali elementi ti fanno accettare o no, un lavoro di illustrazione? Una sensazione, il sentire che quel personaggio per qualche ragione mi appartiene. Sentire che in lui c'è una piccola parte di me e che può quindi avere accesso al mio mondo. Se riesco ad immedesimarmi in lui, nella sua storia, se alla prima lettura già me lo immagino disegnato, se riesco a provare ciò che lui prova, allora vuol dire che posso sedermi e dargli un volto.

  2. La scrittura quando arriva nella tua vita? Da persona legata ai ricordi, sia quelli belli che ti riempiono il cuore, che quelli brutti che lasciano un insegnamento e qualche cicatrice, ho sempre archiviato nei miei diari ciò che mi accadeva. Negli anni ho appuntato idee di storie ispirate a quello che vedevo intorno a me, ma rilette con gli occhi di un bambino. La stesura del primo racconto, che poi è un romanzo, ancora non edito, risale al 2008.

  3. Parliamo di Fol, il libro da te illustrato di Anna Smith. Questo è stato il mio primo vero lavoro professionale. Fino ad allora, ogni cosa che facevo la tenevo nascosta in un cassetto. Poi un'amica mi ha spronato ad aprire un profilo Instagram e questo recentemente, proprio all'inizio di questa pandemia. Un giorno mi sono trovato taggato da un'amica, su un post dove si cercava un illustratore per una favola magica. In mezzo alle candidature di tante altre persone, ho inviato il mio contatto e poco dopo è arrivata Anna. Devo dire che c'è stata subito una strana alchimia e questo ha facilitato molto la mia uscita dal guscio. Fol è lei, ma sono anche io ed è stato magico riscontrare che ciò che Anna mi raccontava sembrava essere uscito dal mio mondo.

  4. Scrivere e illustrare per bambini non è cosa da tutti, in pochi istanti bisogna catturare la loro attenzione, sempre più influenzata dalla tecnologia. Come si arriva a loro? Ogni volta che mi approccio ad illustrare, prendo la foto del Daniele bambino e mi domando: "Cosa ne penserebbe lui di questa idea?". E' vero che i bambini di oggi sono ben lontani da quel Daniele e sono influenzati dalla tecnologia che molto spesso li rende grandi più in fretta (a volte troppo). A mio avviso bisognerebbe fargli vivere l'età della spensieratezza più a lungo e fargli riassaporare le emozioni pure e semplici utilizzando la tecnologia come mezzo per veicolare alti ideali di umanità. È facile arrivare a loro con luci psichedeliche che ammaliano e rapiscono i loro occhi, ma che allo stesso tempo svaniscono con l'arrivo di un'altra luce. E' molto più magico e più difficile farli innamorare con la semplice luce di una candela che possa penetrare e restare nei loro cuori.


10. La Lumaca e la Chiocciola, il tuo libro di esordio, di cosa parla? La Lumaca e la Chiocciola è un racconto sul valore dell'amicizia; quella vera che va oltre il giudizio e pregiudizio e che guardando oltre le apparenze fa capire quanto si possa imparare dagli altri. Ho scelto la chiocciola perché, oltre ad avermi sempre affascinato per la sua grazia ed eleganza nel movimento, è anche un invito alla lentezza; a prenderci di tanto in tanto una pausa, fare un respiro e concentrarci su quello che nella vita è davvero importante.

  1. Sappiamo che nel cassetto hai tanti lavori a cui ti stai dedicando e tanti in arrivo, che strada percorrerà Mastrobaldo? Questa è una domanda difficile alla quale rispondere. Non so quale sarà la strada concreta che Mastrobaldo intraprenderà; mi è più facile dire quale spero sia quella astratta. Mi piacerebbe percorresse quella che porta il lettore, adulto e bambino che sia, a credere ancora che si possano realizzare i propri sogni.

  2. Sappiamo anche che c’è un lavoro che hai nel cuore, un lavoro a cui già ti stai dedicando,Cino. Vuoi solo accennare qualche cosa? È il racconto di formazione di un bambino, Cino (quello dal caschetto biondo), che con difficoltà e spesso paure, attraverso le esperienze che la vita gli presenta, si fa grande. È una storia di amicizia, nella quale ritroveremo la Chiocciola a fare da spalla al protagonista che, partendo da un triste evento, accompagnato dalla sua amica Primula, intraprenderà un viaggio alla ricerca di una risposta. Ma Cino è anche una promessa, fatta ad una persona speciale che non c'è più e che da venti anni mi accompagna in ogni momento della mia vita.

13. Mastrobaldo, Daniele e La Strada per Babilonia, cos’hanno in comune? Ciò che ci accomuna è l'entusiasmo, il credere nei sogni, nell'impossibile e ovviamente, ma non di poco conto, un po' di follia. 14. La domanda che non ti abbiamo fatto ma che avresti voluto? Sei felice? Si, non sempre! Ma impegno ogni giorno per far si che la mia vita, abbia quel sapore, quel profumo e quella magia, che un tempo riempivano le giornate del bambino dal caschetto biondo. Ti ringraziamo Mastrobaldo, per essere stato con noi, per essere un nostro autore. Grazie

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