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Intervista a Francesco Paolo Cinconze

Ciao, Francesco. Il tuo romanzo parla di Cantico, una dimensione molto particolare, ma non si limita a descrivere elementi onirici e fantastici: tratta anche di amicizia e di amore, in ogni loro sfumatura. Come mai hai deciso di affrontare queste tematiche?

Gli elementi fantastici di questa storia sono la trasfigurazione di un quotidiano straordinario e struggente, fondamentale e reale come l’amore, l’amicizia e la disgregazione che ne consegue proprio in virtù della loro forza e presenza. Cantico altro non è che il grandioso che si nasconde dietro le cose semplici e spesso inosservate, quelle che sfuggono agli occhi per via della distrazione perenne in cui viviamo. Tutti possiamo osservare un muro, un giardino o una donna seduta su una panchina. Solo chi è dotato di una attenta sensibilità riesce a vederne il disegno meraviglioso che in realtà rivelano. In definitiva questo è Cantico: la danza che si nasconde nel movimento. L’ispirazione tratta dal comune. La scelta di approfondire tematiche come amicizia, amore e sacrificio è stata dettata da quanto personalmente e in maniera forte stavo vivendo nel periodo in cui ho lavorato alla stesura di questo libro.

Nella storia è presente anche un personaggio carismatico che risponde al nome di Ottavio. In che modo ti è venuta l’idea per la sua creazione?