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Io che amo solo me a cura di Ramona Parenzan e Marina Sorina

Formato 20 x 20 cm, con alette - pagine 128

ISBN: 9788894822069

Prezzo: 16,00 €

Io che amo solo me è il mantra delle donne che ce l’hanno fatta, a sfuggire dalle distorsioni che l’amore malato riserva. Ma è anche l’invocazione silente di quelle donne che da questa trappola emotiva ancora si devono liberare, quelle donne che subiscono, quelle donne che si mortificano, quelle donne che non si sentono abbastanza pur essendo più del dovuto, che restano anche quando l’unica scelta accettabile sarebbe andar via. Elemento di congiunzione di tutte le storie che animano questa antologia "terapeutica" che intervalla parole e immagini, utile guida comportamentale per le donne ma anche per qualche maschio intemperante, è la molteplicità scandita dall’intercultura, e il senso del viaggio che non sempre rappresenta un ritorno, anzi talvolta diventa salvifico proprio perché è in se stesso un congedo. Le donne che si amano spesso tacciono eppure sanno parlare; sanno parlare d’amore, di vita condivisa, di tempo intimo, di forza e fragilità insieme, di colori e raffigurazioni, di luci e di ombre. Le donne che si amano sono quelle che all’improvviso, un giorno come tanti che però fa la differenza, interrompono il silenzio della solitudine e si ripetono a gran voce che la rinascita è finalmente reale, e che l’unica cosa che vale la pena dirsi, grate e decise, è: Io che amo solo me. 

Le autrici

Luiza Dinica Diculescu

Sandamali Davì

Ramona Parenzan

Ana Patricia Mc' Kinney

Mighena Proi

Tatiana Mora

Priya Brignoli

Farwa Umma

Amazona Hajdaraj

Giulia Bacchi

Maina Sorina

La curatrice Ramona Parenzan

Nata a Bergamo nel 1973, vive a Brescia. Raccontastorie piena di immaginazione, laureata in filosofia, amante della poesia e delle letterature del mondo. Ha curato libri sui temi dell'intercultura e dell'adozione. Insegna italiano come seconda lingua a minori e adulti migranti. Quando vuole stare bene nuota e scrive.

Le illustratrici
Laura Zani

Fiammetta Segala

Giulia Bacchi

Valentina Brostean

Luisa Lombardi

Luisa Valenti

Rassegna stampa​​​

 

L'interessante del 5 marzo 2017

AlbaniaNews del 10 marzo 2017

Perfettamente imperfetta del 30 marzo 2017

Oubliette Magazine del 7 aprile 2017

Il salotto irriverente del 11 aprile 2017

La stamberga d'inchiostro del 10 maggio 2017

La curatrice Marina Sorina

Nata a Kharkik, in Ucraina, dal 1996 vive a Verona, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in letterature straniere.

Attualmente lavora come guida turistica, traduttrice e insegnante.

Ha pubblicato un romanzo e diversi racconti in Italia e all'estero.

Intervista a Ramona Parenzan e Marina Sorina
  • Buongiorno ragazze! Iniziamo subito raccontandoci chi siete e cosa fate nella vita.

Ramona: Sono una raccontastorie e insegno italiano a richiedenti asilo politico otto ore al giorno. Curo libri sui temi dell'intercultura e dell'adozione. Sono mamma.

Marina: Da quando ho finito gli studi universitari, ho deciso di scegliere un mestiere che mi permetta la massima libertà durante l’anno, e coniugasse i miei interessi personali con un lavoro sempre a contatto con la gente e con la cultura. Faccio guida turistica durante l’estate, poi quando ci sono meno gruppi, insegno ai corsi serali di Arci Passport. 

  • Come è nata la vostra collaborazione?

Ramona: Io e Marina siamo amiche da tanto tempo, e da tanto tempo ci confrontiamo su temi a noi famigliari, tra questi anche il rapporto con l’altro sesso... Marina mi è sembrata la miglior alleata per questo interessante progetto editoriale. Lei è molto competente per quanto riguarda la scrittura e... la vita.

Marina: Con Ramona ci conosciamo da anni, e a giugno lei mi ha contattato per chiedere se avevo in serbo qualche racconto adatto all’argomento del suo progetto. Il racconto c’era, e gradualmente ho cominciato a lavorarci insieme a Ramona, limando i testi e aiutando le autrici a trovare il modo miglio per esprimere i loro sentimenti. Con passar del tempo il mio coinvolgimento diventava sempre più grande e alla fine Ramona mi ha proposto di diventare coautrice.

  • “Io che amo solo me” è il vostro primo libro? Di cosa parla?

Ramona: Sì, è il nostro (in realtà è un libro collettivo che ospita esperienze di diverse donne) primo libro insieme. Racconta il rapporto doloroso, complesso, intricato e spesso anche patologico tra una donna e un uomo lota, ovvero un uomo narcisista, anaffettivo e manipolatorio.

Marina: È il primo che facciamo insieme, ma non è primo per ciascuna di noi separatamente. Parla di un argomento molto caro, o meglio, costato caro a ciascuna di noi e a molte nostre amiche: l’incontro/scontro con un particolare tipo di uomo che appare affascinante e perfetto a primo acchito, fa di tutto per attirare la tua attenzione, facendo leva sui punti deboli delle donne - e ce ne sono di diversi, configurati in modo individuale in ciascuna di noi. Gli uomini lo sentono, e si insinuano seguendo percorsi in apparenza diversi. Uno preme sulle radici comuni, l’altro sul fascino (e faccino) esotico, terzo sulla propria bellezza o sull’ideologia alternativa. A prescindere dallo stile di attacco, il risultato, se gli si da retta, è la soggezione e la perdita dell’individualità, a volte solo opprimente, spesso devastante.

  • Un libro il vostro che vuole avere un messaggio ben preciso, ci dite voi quale?

Ramona: Credo che il messaggio sia: “non sei sola ad aver amato o ad amare ancora un uomo lota, ma credimi, se ti ami davvero puoi uscirne viva, per non sceglierlo mai più. L’amore surrogato non è amore, ma solo un brutto mostro travestito da ballerino.”

Marina: Il messaggio è stare in guardia, imparare a riconoscere le numerose maschere con cui gli uomini-narcisi si coprono per poterti ammagliare, e sapersi difendere prima che sia tardi. 

  • Cosa vi ha spinto a scriverlo?

Ramona: Penso il desiderio di rendere condivisa un’esperienza dolorosa molto frequente, e quindi anche in qualche modo “risolverla”: la lettura di esperienze dolorose e poi risolte è sempre molto catartica. Un altro motivo è anche in un certo senso denunciare certe forme di “amore”, malato e predatorio, evidenziandone tutti gli aspetti “fuffa”.

Marina: Va ricordato che il libro è stato scritto a più mani dalle donne di provenienza geografica molto ampia, comunque, per me lo stimolo a lavorarci era la chiara comprensione che molte donne vivono nei rapporti caratterizzati da abuso psicologico, senza rendersene conto, convinte che stia capitando solo a loro, che sia una loro colpa, un loro errore. Per me è importante dimostrare, illustrano con le voci delle donne di diverse età e origini, che invece + un caso molto diffuso, e che è possibile, anzi, necessario, uscirne.

  • La parte più divertente scrivendo questo libro qual è stata?

Ramona: La complicità tra di noi, tra noi autrici e anche illustratrici sono nate amicizie, anche virtuali che a loro volta hanno permesso altre aperture e confidenze. La catarsi porta spesso leggerezza e autoironia. Forme nuove di consapevolezza condivisa.

Marina: Forse era lo scoprire quanto sono simili le nostre storie, e poter ridere sopra le proprie ingenuità.

  • Perché leggere: “Io che amo solo me”?

Ramona: Perché la raccolta ospita racconti scritti molto bene che narrano esperienze dolorose comuni a molte donne e indicano anche la via per uscirne. Perché all’interno del libro puoi ritrovare te stessa e cominciare così a volgere la vita, i passi e lo sguardo verso forme diverse si amore e di relazione affettiva.

Marina: Questo libro è come una serata passata insieme alle amiche, a confrontarsi, a raccontare gli episodi più tristi e più luminosi della propria vita sentimentale. Non sempre è possibile avere vicino una decina di donne forti e divertenti, che hanno saputo riflettere sul proprio passato per vivere al meglio il presente. Ecco, la nostra antologia è una sorta di “serata con le amiche” in formato cartaceo.

  • Grazie Ramona e Marina per aver deciso di pubblicare con La strada per Babilonia edizioni.

Dall'introduzione di Ramona Parenzan​​​

 

I narcisi non sono fiori. Non sono un bel regalo. Anzi, volendo tirare in ballo il mondo animale, assomigliano più alle piattole, che si insinuano discretamente sotto l’epidermide, e quando ormai sono parte del corpo, cominciano a far male. Togliersele è spesso doloroso, difficile. Sarebbe certamente meglio evitare il contatto-contagio, ma come riconoscerle?

Gli uomini delle cui “gesta” vogliamo raccontare possono avere tanti nomi diversi: gli psicologi per esempio li definiscono “narcisi perversi”, noi invece potremmo chiamarli lote o ominicchi, alla napoletana, perché del vero uomo hanno solo l’assetto anatomico. La lota è un uomo curato e attraente, nell’intimo un mix fra la donnola e la donnicciola, un gigante dalle gambe d’argilla, un essere tentacolare capace di affascinare ma incapace di amare. Grande e inguaribile catalizzatore seriale di dis-avventure amorose, la lota è in grado nel tempo di squarciare l’esistenza di donne di qualunque età e provenienza.