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Il Basilisco o della speranza di Stefano Cortese

Formato 13 x 20 cm - pagine 170

ISBN: 9788894822090

Prezzo: 10,00 €

In questa raccolta di racconti e novelle, che racchiudono un arco temporale che va dal Medioevo francese ai primi anni del Novecento italiano, affiora una concezione del mondo e dell’uomo che, pagina dopo pagina, si scopre essere metastorica più che meramente storiografica. Se l’Italia rurale del post brigantaggio narrata ne La Sila diventa occasione di realismo magico, e se il tempo cronologico del racconto finisce per sfumare nel tempo mitico, non sorprende allora che gli altopiani montuosi che fanno da scenario alla vicenda siano quelli della cosiddetta Sila Greca, rappresentata non a caso come un portale mistico di unione e incontro con dèi e demoni. A fare da contraltare alla religiosità di pastori e carbonai calabri è invece il breve Il cetorino, in cui, in una pregnante e pragmatica dimostrazione di stoicismo, vengono immaginati gli ultimi giorni di vita di Goacchino Murat, impotente dinanzi all’unica possibilità che gli resta: l’accettazione del destino. Riflessioni sull’aut-aut tra nobiltà di spirito e nobiltà di sangue sono inoltre offerte dai suggestivi L’incidente di Teplitz e Le nevi dell’altro anno: nel primo caso attraverso un confronto tra il genio musicale di Beethoven e quello letterario di Goethe, e nel secondo attraverso una collazione tra i versi apollinei del duca-poeta Charles d’Orléans e quelli dionisiaci del brigante e poeta maledetto François Villon. Autentica epopea sul senso di colpa e sulla lenta e claustrale estinzione della speranza è infine la novella che dà il titolo alla raccolta e che, attraverso la drammatica vicenda di Maria D’Avalos e Fabrizio Carafa, trucidati per mano di Don Carlo Gesualdo da Venosa, si fa portatrice dei temi esistenziali del nulla e dell’attesa, del silenzio e dell’assenza, ma che, contestualmente, reca un messaggio su tutti: un messaggio sull’importanza dell’Arte.

Rassegna stampa​​​

 

L'autore Stefano Cortese
Nasce a Napoli nel 1990. È laureato in Lettere Moderne. Esordisce ancora studente liceale, con la raccolta di racconti C’era una volta in Italia. Segue la silloge poetica Alla murena e al cielo di pioggia. Nel 2012 è insignito del Primo Premio, per la categoria Poesia, al concorso “Operazione San Gennaro Art”. Nel 2014 pubblica il romanzo storico La miglior compagnia. A questi, si aggiungono titoli in self publishing e il romanzo “Virgilio o la terra del tra-monto” per Milena Edizioni.
Per il sociale
I titoli della collana per il sociale sono pubblicati, oltre per il loro valore letterario, anche per contribuire ad aiutare associazioni umanita-rie o per la ricerca medica e scientifica, sensibilizzando il lettore su tali tematiche. Le associazioni possono acquista-re copie a prezzo di costo (quello tipografico) e usarle per auto-finanziarsi rivendendole ai loro eventi.
La copertina di Andrea Jori
 

Andrea Jori nasce a Mantova nel 1953. Grafico, pittore, saggista, scultore e ricercatore teatrale, ha lavorato nelle più importanti fonderie artistiche del nord Italia e ha realizzato opere d’arte monumentali per privati, Enti pubblici e religiosi. L’artista negli ultimi anni ha creato un nuovo ciclo di installazioni multimediali, costituite da forme tridimensionali polimate-riche, collegate tra loro da trame sonore e poetiche e animate da movenze di danza contempo-ranea.

Visitate il suo sito internet

L'associazione AISLA ​​​

 

AISLA si muove attivamente, su tutto il territorio nazionale, a favore delle persone con SLA e delle loro famiglie. Sostiene la ricerca, la formazione, l'informazione e l'assistenza.

L'impegno quotidiano è quello di far sì che le strutture competenti si occupino in modo adeguato e qualificato delle persone affette da SLA.

L'associazione ha una storia lunga oltre trent'anni: nata nel 1983, ad oggi conta più di 2.000 soci e 63 Sezioni/Sedi territoriali presenti in 19 regioni. Si avvale di oltre 300 volontari e di 9 collaboratori.

www.aisla.it

Intervista a Stefano Cortese

Ciao Stefano, inizia subito parlandoci di te. Chi sei e cosa fai?

Sono nato a Napoli nel 1990. Mi sono laureato in Lettere Moderne e poi specializzato in Filologia Moderna all'Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ho intrapreso quella che spero possa diventare la carriera dello scrittore quando avevo diciassette anni, pubblicando a mie spese una breve raccolta di novelle intitolata C'era una volta in Italia

Non ho mai pensato alla scrittura come a una passione: è il mio mestiere, un mestiere che amo fare, ma che richiede grande dedizione, professionalità, sacrificio e, soprattutto, coscienza. Scrivo essenzialmente per arrivare a delucidare e ridurre un lunga e confusa teoria di intuizioni che, spero, potranno un giorno fornirmi una visione più lungimirante e veritiera della realtà in cui mi trovo a vivere. La mia vera passione sono, invece, gli autografi. Colleziono, infatti, manoscritti di autori letterari più o meno noti, soprattutto italiani, e questa pratica mi aiuta molto nel mio mestiere: riuscendo a toccare con mano ciò che è stato vergato da coloro che considero i miei auctores, ho un acceso privilegiato al senso del mio lavoro che per me è, essenzialmente, consapevolezza del Vero e dei modi di ricercarlo.

Il basilisco o della speranza, perché questo titolo? Di cosa si tratta?

"Il basilisco o della speranza" è una raccolta che congloba cinque racconti diversi, tutti d'argomento storico. La novella che dà titolo alla silloge è uno dei miei lavori più antichi. Si tratta di una vicenda che concepii e scrissi nel 2008 e che ha subito numerose revisioni prima di raggiungere la forma odierna. È un racconto di espiazione, confronto, dannazione e coscienza: il titolo allude a una frase pronunciata dal protagonista, Carlo Gesualdo da Venosa (1560 – 1613), insigne musicista e presunto assassino della propria consorte, Maria d'Avalos, e del suo amante, Fabrizio Carafa: “La speranza è un basilisco”. La pena più grave a cui un reo d'omicidio possa essere condannato non sono la morte o le sofferenze dell'Inferno, ma continuare a sperare in eterno che il dolore dell'espiazione cessi sapendo bene, tuttavia, che ciò non accadrà mai. Dunque, come il basilisco, animale mitico e letale, con il suo fiato tramortisce e uccide le proprie vittime, così la speranza irretisce l'uomo e lo allontana dalla verità, fruibile soltanto attraverso una ricerca consapevole e spesso ardua.  

Il tuo libro è legato a un'associazione importante, la AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, vuoi parlarci di questo?

L'AISLA è un associazione che sin dal 1983 si occupa dei bisogni medici e sociali dei malati di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). La SLA è una malattia neurodegenerativa, che comporta la progressiva perdita delle capacità di movimento, della deglutizione, della parola e della respirazione. Ho assistito personalmente agli effetti di questa malattia: zia Anna, sorella di mio padre, a cui il libro è dedicato, ne è stata affetta. La SLA trasforma le persone, e non solo fisicamente, ma anche, e soprattutto, moralmente. Zia Anna era una persona energica, volitiva, una vera combattente. La SLA l'ha depauperata di tutto questo, e non solo minandola nel fisico, ma sconvolgendo i rapporti che lei aveva con le persone che amava. All'improvviso, zia Anna ebbe solo amici attorno, amici che volevano occuparsi di lei: non c'era più alcuna possibilità di confronto, di dialogo, e perché no, di scontro. La vita, in fondo, è fatta di divergenze che vanno appianate. Per una persona estrosa come lei, perdere tutto questo credo sia stata una grande condanna. Ho deciso di donare il mio libro all'AISLA perché essa si batte contro questa malattia ben consapevole della sua gravità: l'unico modo per sconfiggere un male è sostenerne la ricerca delle cause e la cura degli effetti. 

Qual è il messaggio di questo libro?

Rinunciare alla speranza. Potrà sembrare una contraddizione, ma in realtà è ciò che l'AISLA fa ogni giorno: essa si affida alla consapevolezza di una dato drammatico e lotta e si batte al fine di carpirne il senso riposto, la verità di fondo. Don Carlo Gesualdo arriva a comprendere, dopo un difficile confronto con i propri fantasmi, che la coscienza è il vero scopo della vita dell'uomo: coscienza della realtà, delle leggi naturali e divine, della propria condizione. Solo l'assoluta, cruda lungimiranza di un fatto potrà darci adito di cambiarlo. Sperare che esso cambi da solo è un'inanità.

 

Perché leggere Il basilisco o della speranza?

L'unica cosa che spero di fornire al lettore sono delle intuizioni. Ho imparato dai miei studi e dai “miei” autori che la vera letteratura non insegna nulla, la vera letteratura è quella che dà forma nell'essere umano agli strumenti che gli consentiranno di effettuare le scelte migliori. Non ho scritto viaggi in un mondo remoto, fascinazioni nostalgiche del passato, bozzetti coloriti di un tempo ormai defunto. Ho scritto storie di uomini che si interrogano sulla sostanza della propria realtà e si battono per averne completa cognizione. Forse, il lettore di questo libro, grazie alle mie storie, potrò avere il piacere di porsi qualche domanda. In fondo, la letteratura fa anche questo: fomenta il dubbio lì dove c'è il rischio della certezza. 

 

Grazie Stefano per aver scelto La strada per Babilonia per la pubblicazione del tuo libro.

Il video dell'intervista
Stefano Cortese intervistato da Andrea Corona nella libreria La bottega delle parola